Ciao, ciao

 

Che il Grande Spaghetto ti tenga sulla testa la Sua Sugosa Appendice. Che ti conceda una dieta ricca di proteine e carboidrati, con vitamine calcio e sali minerali in abbondanza. Che la tua pancia sia grande il giusto, il travaglio tranquillo e la lattazione abbondante. Che tenga lontani da te tutti i Tizi Noiosi.

Con affetto,

Scialuppe

Mother of patriarchy

Disclaimer 1: Se siete femministe della differenza, se pensate che si debbano mettere in discussione i meccanismi del desiderio maschile ma quelli del desiderio femminile rientrano in ogni caso nell’autodeterminazione della donna e non si possono criticare in alcun modo, o infine se siete persone in altro modo particolarmente sensibili e propense al pianto, leggete quanto sotto a vostro rischio e pericolo.

Disclaimer 2: Quanto sotto non si riferisce ad una storia che mi riguarda mascherata con la seconda persona singolare, anche se non sarò così ipocrita da fingere che non smuova in me corde profonde.

 

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Hai davanti un ragazzo gentile, a cui piaci tantissimo. Credo che sia vergine. Ti guarda con occhi pieni di meraviglia, come se tu non potessi essere vera, come se tu fossi troppo meravigliosa per esistere. Se gli la darai, avrai a disposizione qualcuno che farà crescere a dismisura il tuo ego: ringrazierà gli Dèi sacrificando quaranta bovi, e la prima volta che vedrà il tuo seno lo troverà talmente meraviglioso da mettersi a piangere; l’emozione di toccarlo sarà talmente intensa da mozzargli il fiato e da lasciarlo senza parole e senza fiato. Farà salti alti un metro all’idea di aver passeggiato per due metri tenendoti la mano, darà il meglio di sè nella conversazione e ti porterà a vedere mostre e concerti, ti scriverà per dirti di aver trovato una registrazione rara delle Variazioni Goldberg e quando la sera tornerai stanca ti massaggerà i piedi con mani delicatissime e te li riempirà di baci. Ascolterà i tuoi pareri sulla vita l’universo e tutto quanto, li prenderà in considerazione e ti tratterà come una sua pari e non come una serva: e mentre la sua autostima crescerà per il fatto di avere una storia con una donna figa come te, riuscirà a dare di sé sempre meglio e sempre meglio.

Ed hai davanti uno abituato a dare tutto per scontato, per il quale il tuo seno sarà uno tra i mille, uno che ti guarderà come una preda e che non ti prenderà affettuosamente la mano, che non ti regalerà mai una rosa e che dopo averti scopata passerà subito alla prossima. Quando tentetrai di chiamarlo, non risponderà per settimane intere e poi si rifarà vivo quando avrà una serata buca in cui non sa cosa fare.

A quale dei due concederai un sorso della Sorgente della Vita? Al secondo, ovviamente. E poi verrai a lamentarti con me, dirai maledetti uomini che ti usano e ti buttano via e pretenderai pure che io ti stia a sentire e ti dia ragione.

Ragazza, lasciami dire una cosa: sei tu la Madre del Patriarcato.

 

Casino totale

Oggi ho fatto ricavare ai miei studenti il triangolo di Tartaglia. Non glie l’ho spiegato. Gli ho solo fatto delle domande, passaggio per passaggio, in modo che tutti capissero ad ogni passaggio di cosa stavamo parlando. Quando si sono accorti delle regolarità che cercavo di mostragli, c’è stata un’asplosione di giubilo. Due signorine continuavano a ripetere ad altissima voce: che figata! che figata! e hanno provato a calcolare la tredicesima potenza. Altri due si sono messi a cercare le regolarità interne che sfuggono all’occhio. Hanno scoperto cose che avevo dimenticato, e altre che non avevo mai notato. Ad esempio: la somma di tutti i numeri di ogni riga è la successione delle potenze di due: 1, 2, 4, 8, 16, 32… Su certe diagonali due numeri appartengono alla tabellina del 3 e il successivo no, due numeri appartengono e il successivo no, e via così…sono arrivati fino alla dodicesima riga per controllare. Sulle diagonali successive c’è la tabellina del quattro etc. I numeri fino alla quinta riga (quinta? mi pare) costituiscono le potenze di undici (perchè proprio undici???? c’è una spiegazione…) ma da quella riga in poi si incasinano…come si incasinano? Da dove vengono fuori tutti quei 7? cosa c’entra tutto questo con il quadrato del binomio? La classe era incontrollabile, è venuto fuori un putiferio. I due curiosoni sono usciti alla lavagna a spiegare agli altri quello che avevano trovato. È stato bello . Non avevo le spiegazioni per tutto quanto, ed è bene che non le avessi. Per tre quarti della lezione ho chiamato “triangolo di Ruffini” il triangolo di Tartaglia”. Una rosa avrebbe lo stesso profumo con un altro nome.

Più cose in cielo e in terra

– Ma guarda! Il mio studente fascio che va a spasso con un negro! Che bello!

– Quello lì è un tuo studente? Guarda che non è un fascio, è un tossico!

-Ma devi sentire i discorsi che fa! E poi, sta sempre lì a pomparsi in palestra! Si porta perfino gli estensori a scuola…

-Ci sono un sacco di tipi di tossici, sai?

 

 

Fuori tempo massimo: Medley

 

Ci commuoviamo, ma ci sentiamo anche dolcemente intelligenti, all’ascolto di Brassens che con la sua voce suadente e ironica canta: “moriamo per delle idee, va beh, ma di morte le-e-e-enta”, poi postiamo video in cui i gloriosi combattenti curdi, armeni, arabi, turkmeni ed internazionali vanno ad affrontare la morte per la rivoluzione, “non solo nel Rojava, ma nel mondo intero”.

Ci sta. Dentro ognuno di noi convivono persone diverse, in contraddizione e lotta tra loro.

Credo che mi rimbalzassero questi pensieri inespressi in un angolo della mente  stamattina, quando durante il caffè mi è venuto l’impulso inaspettato di riascoltarmi una delle canzoni meno note dei Pogues. Niente altro poteva spiegare come mi fosse venuto in mente questo brano, in un momento in cui nè la musica irlandese nè i Pogues hanno un particolare peso nella mia vita, ed i loro album erano tutti fuori dalla portata delle mie mani.

“Medley” (1988) parte con una canzone antimilitarista: mentre l’autore se ne va a spasso incontra un sergente reclutatore: che bel ragazzo che sei, come staresti bene in divisa! Non è che ti piacerebbe fare un giro nelle Fiandre? In divisa può darsi, ma lo zaino è pesante! Oh no, ti facciamo noi un bell’addestramento, e le trincee sono così comode e calde che non si sente nemmeno un alitino di vento. Sì vabbè, e se si mette a nevicare? Venga il sole la pioggia o la neve, non ci vado davvero nelle Fiandre, ci vadano gli Inglesi a combattere le guerre degli Inglesi! E fa l’occhiolino ad una bella ragazza di passaggio, saluta il sergente e se ne va per la sua strada.

Il testo è ironico, il ritmo è una marcetta militare ferma e tesa, la voce di Shane MacGowan vibra come una corda di basso. Le parole erano state scritte da Seamus O’Farrell nel 1915, un anno prima dell’insurrezione di Pasqua, ed in esse si percepisce una sottile vena di nazionalismo e di ostilità anti-inglese che alle nostre orecchie stona un poco.

Fu chissà forse proprio per questo che i Pogues,  nella loro infinita saggezza, le accostarono qualcosa d’altro. Proprio mentre ci si aspetta la fine del brano, il ritmo si fa più incalzante, spezzato e rapido: ad un episodio legato alla guerra si succede la descrizione di una giornata alle corse dei cavalli. Il viaggio in treno, la folla colorata “di rosa, blu, d’arancio e verde: i colori della nostra nazione”… lo scalpitare delle bestie prima della partenza, il rumore degli zoccoli lanciati sul terreno “le bestie impazienti, i loro piedi toccavano appena terra, la velocità era così incredibile in quel piccolo strano giorno”. Ed ecco che inizia a delinearsi un piccolo miracolo: il verde degli Irlandesi si mescola all’arancione degli Orangisti ed al blu degli Inglesi, va a sapere chi fossero i rosa, forse le donne che sono un mondo a parte, si sa. E “c’era mezzo milione di persone, di tutte le dominazioni: Cattolici, Protestanti, Ebrei, Presbiteriani, e nessuna animosità in barba alle convinzioni, ma solo dolce ospitalità che induceva una fresca gioia”.

Dalla descrizione di una qualsiasi manifestazione sportiva, qualcosa di fondamentalmente sciocco e privo di senso in cui chissà perchè ci si diverte ad ammirare altri che fanno ciò di cui noi non siamo capaci, ecco che i Pogues hanno tratto un quadro di tutt’altro genere. Racconta la speranza di una società tranquilla, piena di rispetto reciproco, bellezza e piacere: un mondo laico, sotto sotto. Ma, a me sembra che ci stiano dicendo, attenzione: tutto questo può succedere quando le persone possono avere le loro piccole manie, i loro spazi per coltivare divertimento e vizi: perchè chi scommette sulle corse di cavalli ad una grande festa piena di musica e colori, in fondo in fondo, probabilmente non glie ne frega niente di tutte le altre questioni di infima importanza come Dio o la Patria, ma pensa solo a godersi intensamente il piacere che tutto ciò gli prova.

Non è un quadro completo dell’esistenza umana, poichè in noi c’è il desiderio di guerra e il bisogno di aggressività quanto il desiderio di pace e armonia. Non è un quadro completo dell’esistenza umana, ma è bello da guardare. Mi ci perderei per ore.

Nascosti

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È uno dei grandi drammi nascosti del nostro tempo, di cui non si parla mai per arcaici sensi del pudore e vecchi tabù duri a morire. Ma oggi il nostro blog ha deciso di sollevare il velo su tutto ciò.

Ogni giorno, migliaia di rose rosse appassiscono tristemente, ricoprendosi di polvere. Dimenticate negli angoli, invece di rendere splendide le vite delle persone muoiono solitarie ed obsolete, seccate dal sole o dal riscaldamento delle nostre case. Sono milioni ogni anno.

Allo stesso tempo, milioni di vasi da fiori che non desiderano altro che accoglierle, porre loro sostegno perchè possano ergersi dritte nelle cucine, nelle camere e negli uffici a fare mostra orgogliosa della propria bellezza, riempiti d’acqua portatrice di vita, rimangono chiusi nei nostri armadi ad attendere che venga il loro giorno, che nella maggioranza dei casi non arriverà mai.

È ora di dire basta. Le nostre vite dovrebbero essere piene di sfolgorante bellezza, non di rinvìi e quotidianità. Fai anche tu qualcosa per porre fine a questo scempio. Salva una rosa rossa dal suo destino di triste inutilità. È l’giunta l’ora di praticare gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso.

Nord e Sud

Dico la mia.
Ho lavorato come insegnante di Matematica (e Fisica, ed Educazione Tecnica) in Slovenia per tre anni, di cui uno come insegnante di Ginnasio (il nostro liceo).
Gli scritti di nona (leggi terza media) e di maturità erano normalizzati a livello nazionale lasciando quasi nessun potere discrezionale alla commissione. Anzichè pochi esercizi difficili incentrati sull’ultimo anno di programma, comprendevano molti esercizi standard che coprivano tutto il programma degli anni precedenti, e durante l’anno l’insegnante aveva la possibilità di dedicare ore e ore al ripasso ed alla preparazione.
Ma soprattutto, dopo gli scritti, i test venivano posti anonimi in busta chiusa, muniti di un codice identificativo dello studente, e mandati a Lubiana che li sparpagliava in giro alle varie commissioni di tutta la Slovenia, sì che nessuno sapesse di chi stava correggendo il compito, e la commissione di Maribor forse correggeva gli scritti di Capodistria o forse quelli di Bohjn. E, cosa più importante di tutte, per ogni esercizio era prevista una scaletta rigidissima di punteggio da assegnare per ogni passaggio svolto, con tutti i modi possibili di risolvere un esercizio. I ricorsi e le contestazioni erano rapidi ed arrivavano prima della pubblicazione dei voti finali (io ne ho vinto uno).
I colleghi di materie umanistiche mi dicevano che i loro test non erano molto diversi.
Finchè esiste un test uguale per tutti ma non un criterio valutativo universale, confrontare i risultati dell’apprendimento sulla base dei voti non ha senso.
Finchè non esistono esami normalizzati e continuativi che rivelino il livello di progressione delle classi anno per anno, confrontare gli studenti in base ai voti di un solo esame finale non ha senso (e parlo del livello di progressione, non solo il livello raggiunto: perchè è chiaro che una scuola di Scampia sarà diversa da una di Milano Centro).
Lo dico da insegnante: gli insegnanti devono essere valutati. Valutati e supportati. I corsi di aggiornamento devono essere validi, e non buffonate.
In Slovenia ricevevo anche due-tre visite all’anno di un’incaricata ministeriale che controllava il quaderno su cui preparavo le lezioni, veniva in classe, assisteva e mi dava consigli. L’ultimo anno, però, mi ha detto solo: ti muovi un po’ troppo, dovresti stare più vicino alla lavagna e non girare così tanto per i banchi chè i ragazzi si distraggono, mi ha fatto i complimenti per tutto il resto e poi non è venuta più.
Colpevolizzare gli insegnanti in difficoltà non porta a niente se non a metterli ancora più in difficoltà. Gestire le classi è difficile, ti consuma.
Gli insegnanti devono essere incentivati a migliorarsi, anche con premi economici. In Slovenia gli insegnanti avevano cinque livelli salariali diversi, e per passare da uno al successivo c’era una procedura complessa che comprendeva esami da sostenere, corsi da seguire e valutazioni statistiche dei risultati dei ragazzi. Il quinto livello prendeva quasi il doppio del primo, se non ricordo male. E gli scatti potevano avvenire solo a distanza di tot anni.
Matteo U., ti chiamo a testimone. Ricordo male? C’è qualche particolare che è stato troppo deformato dalla distanza temporale? Secondo me era un sistema equo anche se non erano tutte rose e fiori. Ignoro se le cose siano cambiate nel frattempo.
Poi è mia convinzione personale che raggiungere voti alti dovrebbe essere un’impresa difficile, per compiere la quale gli studenti devono allenarsi e faticare un sacco, proprio come fanno per diventare atleti. Ma non s’è mai visto un genitore che si lamenti con l’allenatore per i troppi giri di campo, mentre lamentele per i troppi compiti a casa o per i test troppo difficili sono all’ordine del giorno, chissà perchè.