Nord e Sud

Dico la mia.
Ho lavorato come insegnante di Matematica (e Fisica, ed Educazione Tecnica) in Slovenia per tre anni, di cui uno come insegnante di Ginnasio (il nostro liceo).
Gli scritti di nona (leggi terza media) e di maturità erano normalizzati a livello nazionale lasciando quasi nessun potere discrezionale alla commissione. Anzichè pochi esercizi difficili incentrati sull’ultimo anno di programma, comprendevano molti esercizi standard che coprivano tutto il programma degli anni precedenti, e durante l’anno l’insegnante aveva la possibilità di dedicare ore e ore al ripasso ed alla preparazione.
Ma soprattutto, dopo gli scritti, i test venivano posti anonimi in busta chiusa, muniti di un codice identificativo dello studente, e mandati a Lubiana che li sparpagliava in giro alle varie commissioni di tutta la Slovenia, sì che nessuno sapesse di chi stava correggendo il compito, e la commissione di Maribor forse correggeva gli scritti di Capodistria o forse quelli di Bohjn. E, cosa più importante di tutte, per ogni esercizio era prevista una scaletta rigidissima di punteggio da assegnare per ogni passaggio svolto, con tutti i modi possibili di risolvere un esercizio. I ricorsi e le contestazioni erano rapidi ed arrivavano prima della pubblicazione dei voti finali (io ne ho vinto uno).
I colleghi di materie umanistiche mi dicevano che i loro test non erano molto diversi.
Finchè esiste un test uguale per tutti ma non un criterio valutativo universale, confrontare i risultati dell’apprendimento sulla base dei voti non ha senso.
Finchè non esistono esami normalizzati e continuativi che rivelino il livello di progressione delle classi anno per anno, confrontare gli studenti in base ai voti di un solo esame finale non ha senso (e parlo del livello di progressione, non solo il livello raggiunto: perchè è chiaro che una scuola di Scampia sarà diversa da una di Milano Centro).
Lo dico da insegnante: gli insegnanti devono essere valutati. Valutati e supportati. I corsi di aggiornamento devono essere validi, e non buffonate.
In Slovenia ricevevo anche due-tre visite all’anno di un’incaricata ministeriale che controllava il quaderno su cui preparavo le lezioni, veniva in classe, assisteva e mi dava consigli. L’ultimo anno, però, mi ha detto solo: ti muovi un po’ troppo, dovresti stare più vicino alla lavagna e non girare così tanto per i banchi chè i ragazzi si distraggono, mi ha fatto i complimenti per tutto il resto e poi non è venuta più.
Colpevolizzare gli insegnanti in difficoltà non porta a niente se non a metterli ancora più in difficoltà. Gestire le classi è difficile, ti consuma.
Gli insegnanti devono essere incentivati a migliorarsi, anche con premi economici. In Slovenia gli insegnanti avevano cinque livelli salariali diversi, e per passare da uno al successivo c’era una procedura complessa che comprendeva esami da sostenere, corsi da seguire e valutazioni statistiche dei risultati dei ragazzi. Il quinto livello prendeva quasi il doppio del primo, se non ricordo male. E gli scatti potevano avvenire solo a distanza di tot anni.
Matteo U., ti chiamo a testimone. Ricordo male? C’è qualche particolare che è stato troppo deformato dalla distanza temporale? Secondo me era un sistema equo anche se non erano tutte rose e fiori. Ignoro se le cose siano cambiate nel frattempo.
Poi è mia convinzione personale che raggiungere voti alti dovrebbe essere un’impresa difficile, per compiere la quale gli studenti devono allenarsi e faticare un sacco, proprio come fanno per diventare atleti. Ma non s’è mai visto un genitore che si lamenti con l’allenatore per i troppi giri di campo, mentre lamentele per i troppi compiti a casa o per i test troppo difficili sono all’ordine del giorno, chissà perchè.
 
 
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