Antenne

Ma c’è di strano a pensare che una persona si possa “radicalizzare” (una volta si diceva “convertire”) nel giro di un paio di giorni? Non l’ha fatto San Paolo? Non l’ha fatto Sant’Agostino?
Cosa c’è di strano a pensare che uno si stufi di passare la vita a bere ingozzarsi e scopare in giro e che improvvisamente “trovi un senso alla vita” affidandosi all’idea più estrema che c’è in giro? Non è altro che un fenomeno molto diffuso tra tutti gli attivisti politici, dall’estrema destra all’estrema sinistra: solo un po’ più improvviso della media, come capita alle persone eccezionali (che non è necessariamente una qualità positiva). E le religioni e gli stati sono sempre stati bravissimi nello sfruttare la voglia adolescenziale delle persone eccezionali di compiere imprese eccezionali per indurli ad ammazzare o farsi ammazzare con entusiasmo, gridando qualcosa mentre si va alla carica, sia questo qualcosa “Savoia!”, “Hallah Achbar!!!!” “Santiago!” o “Viva l’Anarchia!”.
E per evitare di dire che c’è un problema, non con l’Islam ma con una sua componente probabilmente non maggioritaria ma molto forte sia dal punto di vista ideologico che economico, ci si arrampica sugli specchi.
Il problema non è l’Islam di per sè, questo è vero (per quanto parta dal presupposto errato dell’esistenza di Dio). Il punto è che determinati fenomeni si creano quando il pesce ha l’acqua per nuotare. Detto in parole povere: servono mille persone che fanno discorsi da bar o estremismi da tastiera, e altre centomila che restano nella zona grigia senza denunciare e senza contrastare, per produrre uno che si decide e “fa la cosa giusta”: e questa cosa giusta può essere sparare ad Umberto I, dare fuoco ad un barbone per strada o fare una strage in mezzo alla folla.
L’estremista non fa altro che prendere un’idea diffusa nell’ambiente in cui vive e portarla alle estreme conseguenze: Perchè perchè è un disadattato, perchè ha bisogno di dimostrare qualcosa, perchè è un maschio alfa o perchè vuole esserlo.
Ed il tentativo di dare la colpa alla pazzia o allo squilibrio è futile: il punto è che squilibrati e folli sono quelli che hanno le antenne sottili, parlano con gli Dei e sentono i più fini mutamenti nell’aria, e a volte agiscono di conseguenza, mentre gli equilibrati, grandi grossi e stabili, se ne restano a terra zavorrati dalla quotidianità che gli ottunde i sensi e gli impedisce di volare.
L’estremista è la punta dell’iceberg, ed il processo psicologico che lo crea non ha nulla a che vedere con il fatto che l’idea sia buona o cattiva.
Puntare l’attenzione sull’estremista, se si ubriacasse o andasse a uomini o se invece fosse un perfetto osservante da dieci anni a questa parte, è come parlare dell’estintore di Carlo Giuliani: e questo, sia che venga fatto per fomentare razzismo e xenofobia, sia che venga fatto con le migliori intenzioni per tentare di scansarle.
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