Se l’è cercata

Non mi scandalizza particolarmente che Libero o il Giornale titolino che Luca Abbà “se l’è cercata”. Alla fine, noi diciamo la stessa cosa per i morti di Nassirya, che difendevano i pozzi di petrolio dell’ENI (fonte, se ce ne fosse bisogno: ” C’è un problema con l’ENI – Il cane nero si è mangiato i rossi”, di Sabrina Morandi). O per tutti quelli che sono andati a invadere l’Afghanistan. Ci sono dei momenti in cui la pietà umana prevale. Dispiace per i parenti, convinti che i loro congiunti fossero lì a fare del bene e portare pace e democrazia. Alle volte dispiace perfino per i morti stessi, che magari non erano tutti dei Rambo senza cervello (qualcuno ce ne sarà pur stato, ma non è questo l’importante. Se tutti i senza cervello crepassero sarebbe ampiamente risolto il problema della sovrappopolazione mondiale e io potrei comprarmi una Range Rover, che è l’auto dei miei sogni, senza preoccuparmi dell’inquinamento).

Insomma, non mi scandalizza. È perfino positivo. Significa che si individua immediatamente da che parte stiamo, e che è chiarissimo che non è dalla loro. Poi ogni tanto noi ci vergognamo dei nostri pensieri cattivi, e di solito non li scriviamo sui nostri giornali. Loro invece li sbandierano e se ne fanno vanto e orgoglio. Ecco, questa è la differenza principale tra noi e loro. Loro sono delle merde al cento per cento, noi solo al novanta.

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